Qusto è il piccolo blog dei ragazzi che hanno partecipato al modulo Ancient News del PON M.A.S.T.R.O sulla valorizzazione di beni ambientali e architettonici del territorio.
Noi ci siamo occupati di indagare cosa c’era dietro le immagini e le (poche) parole disponibili su una fetta di realtà di Ostia semisconosciuta ai più.
Ne è venuto fuori un lavoro complesso, frastagliato, ma anche divertente e gratificante, come sembrano esprimere le facce di chi una mattina di giugno, si è trovato a fare un’intervista agli attuali amministratori del Porto turistico di Roma (vedi foto), anche solo per farsi un’idea di quali siano le opportunità che può offrire un territorio come l’Idroscalo di Ostia.
Quelli che seguono sono gli articoli che i ragazzi sono riusciti a produrre. Buona lettura.
di Sonia Tagliavia, Alice Carpinetti e Domitilla Serafini
Tor San Michele, torre costiera militare del XVI secolo progettata da Michelangelo, è circondata dal degrado, Perché? Perché la spazzatura è la prima cosa che si nota quando si va a visitarla. Inoltre la torre è chiusa da più di un anno, quindi è possibile ammirarla solo dall’esterno, senza nessuna informazione sul posto che possa farne capire il valore.
Attualmente, Tor San Michele non può essere aperta al pubblico perché si è in attesa che vengano completati i lavori per metterla in sicurezza. La torre infatti, essendo antica e non essendo stata utilizzata per molti anni versa in stato di semi-abbandono. E’ stata aperta per un solo giorno l’anno scorso, ma poi richiusa perché non sicura.
bdr
La foto del cancello davanti a tor San Michele è stata scattata alle 15:20 di un giorno feriale di novembre. Non erano presenti operai e, come si può vedere, non ci sono impalcature montate, ma solo i materiali per montarle lasciati da un lato. Non sembra certo un cantiere dove si senta l’urgenza di rendere al più presto accessibile un bene archietettonico che, probabilmente, se si fosse trovato in un altro luogo (o Stato) avrebbe conosciuto ben altra valorizzazione.
I lavori sono iniziati ad agosto e sono ancora in corso, il termine dei lavori è previsto entro la fine dell’anno. Almeno cosi ci ha detto la presidente dell’associazione Quattro Sassi che, ormai quasi un anno fa, ha ricevuto la concessione per gestirla (vedi intervista).
Per chi non lo sapesse, Tor San Michele fu costruita tra il 1564 e il 1568 per volere di papa Pio V che la consacrò a San Michele Arcangelo dopo averne assegnato la sua progettazione a Michelangelo Buonarroti, assoluto protagonista del Rinascimento italiano.
La torre fu ultimata durante il pontificato di Pio V sotto la direzione di Giovanni Lippi che sostituì Michelangelo dopo la sua morte avvenuta nel 1574. Essa è di forma ottagonale e ha le pareti esterne oblique per far “scivolare” le palle di cannone che venivano sparate su di essa; ha 3 piani, è circondata da un fossato e ha un’altezza di 18 metri.
Quest’edificio straordinario per decenni non è stato visitabile, come dimenticato in un’area dove regna l’abusivismo, fino a quando, a seguito di una parziale ristrutturazione, viene riaperto il 28 maggio 2017, per un solo giorno, da una associazione guidata dal ristoratore Sergio Leoni.
Subito dopo, la Soprintendenza dei Beni culturali decise di assegnarne la gestione con un bando, che fu vinto dall’associazione Quattro Sassi, senza però che quest’ultima potesse finalmente aprirla, in quanto, immediatamente ci si rese conto della sua inagibilità per motivi di sicurezza. Da lì i lavori, che, come spesso accade, tardano fino ad oggi a essere effettuati.
Quando i lavori saranno finiti , la torre sarà anche un ottimo posto da cui ammirare gli uccelli che si trovano nell’oasi della LIPU, che si trova di fronte.
di Valeria Costa, Ilaria Gallo, Sara Santi Laurini
Tor San Michele. Che cos’è? Chi l’ha mai sentita? A non molte persone importa. Ma non a Sergio Leoni, noto ristoratore locale e instancabile promotore del territorio di Ostia e dell’Idroscalo.
E’ uno dei pochi cittadini di Ostia che si è interessato alla torre da sempre, e che si è impegnato per cercare di riaprirla al pubblico. Dopo tanti sforzi, la sua associazione ha partecipato ad un bando della Soprintendenza dei Beni culturali per aprire la torre al pubblico, ma l’assegnazione della concessione è andata ad un’altra associazione, nonostante nel 2018 fossero riusciti ad aprirla al pubblico per un giorno, permettendo a centinaia di persone di visitarla.
Ora l’associazione Quattro Sassi, che si è aggiudicata l’assegnazione della gestione della Torre, sta attendendo il ripristino della sicurezza nella struttura, augurandosi di riuscire ad aprirla entro la fine di quest’anno.
Siamo andati a intervistare Sergio Leoni nel suo ristorante e gli abbiamo chesto il suo parere su Ostia e sui beni del suo patrimonio artistico e culturale spesso abbandonati. Ecco le sue risposte.
“I politici non hanno mai fatto politica di rinnovamento e valorizzazione, ma solo di consumo. Io invece ho sempre cercato di investire sul territorio di Ostia per migliorarlo e non c’è da stupirsi se ricordo con malinconia l’Ostia che era un tempo e penso a quella che poteva essere”.
E poi: “Se chi amministra non riesce a gestire i beni culturali dobbiamo imparare a farlo noi”. Ancora si appassiona a raccontare le sue idee su come far risorgere Ostia e in particolare Tor San Michele, la torre del Cinquecento , dogana dello Stato Pontificio, progettata da Michelangelo, sita a pochi passi dal suo ristorante.
“Servirebbe un sito su Internet per far sapere a tutti che Ostia c’è Tor San Michele. Ma anche questo non basterebbe, se non miglioriamo il territorio che la circonda, come possiamo accogliere il pubblico interessato a questo bene culturale?”
Sergio Leoni insiste su questo: ”Non si può pensare che perché ci sono il Porto e la Canados (prestigioso cantiere nautico, ndr) automaticamente arriva il turismo anche in questa parte di Roma. Per aumentare il turismo, questi posti, ma specialmente tutto il territorio che ci sta intorno, andrebbero gestiti meglio , andrebbero fatti più investimenti. E’ il solito discorso, questi politici non hanno fatto politica di rinnovamento, ma di consumo…”
Abbiamo intervistato l’archeologa Marta Di Berti, presidente dell’associazione Quattro Sassi, assegnataria da quest’anno della gestione di Tor San Michele, che ci ha chiarito molte cose sul presente e sul futuro di questo importante bene architettonico della nostra città.
A cura di Valeria Costa, Ilaria Gallo e Sara Santi Laurini
Di cosa si occupa la vostra associazione?
L’Associazione Culturale Quattro Sassi è un’associazione non-profit nata a Roma nel luglio del 2015 e fondata da tre professioniste del settore culturale. L’Associazione pone come oggetto del proprio intervento tutti i beni culturali cosiddetti ‘minori’ o ‘periferici’ del territorio nazionale, con lo scopo di creare un ponte tra cittadini, territorio e istituzioni, rendendo tali beni fruibili e accessibili a tutti. Con questo fine organizziamo eventi e attività di comunicazione, didattica per adulti e ragazzi, progetti di ricerca, di tutela e di valorizzazione. Ad oggi siamo attivi principalmente nel suburbio di Roma, con interventi che coinvolgono le comunità di diversi municipi nella periferia.
Come avete avuto l’assegnazione di Tor San Michele?
Abbiamo partecipato, come altre associazioni culturali, all’avviso pubblico presentato dagli uffici della Soprintendenza speciale archeologia, belle arti e paesaggio del comune di Roma nel mese di Febbraio 2018 attraverso il loro sito web.
Quale progetto di gestione avete proposto?
Grazie all’esperienza maturata in questi anni in differenti siti e musei presenti sul territorio del comune di Roma e non solo, abbiamo potuto sviluppare un modello di archeologia pubblica che porta il cittadino ad essere soggetto attivo nella valorizzazione di tutti quei beni che solitamente non sono facilmente fruibili, a volte del tutto abbandonati, attraverso eventi culturali, aperture speciali, giornate di didattica per grandi e bambini e grazie alla creazione di una rete territoriale che raggruppa associazioni, scuole ed enti istituzionali. Questo stesso modello sarà applicato anche sulla Torre di San Michele.
Perché la Torre è ancora chiusa?
La Torre al momento è chiusa per restauro architettonico finalizzato in particolare a mettere in sicurezza la struttura e permetterne la fruibilità in tranquillità. I lavori, ancora in corso, sono iniziati nel mese di agosto 2019 termineranno a metà dicembre 2019.
Perché la Soprintendenza si è accorta che c’era bisogno di fare dei lavori di ristrutturazione dopo avervela data?
La Soprintendenza aveva già fatto richiesta di fondi da utilizzare per i lavori di restauro architettonico, tuttavia questa richiesta è stata sospesa nel momento in cui è stato pubblicato l’avviso per la selezione di un affidatario della “gestione”: dopo di che, il processo di richiesta è stato riavviato nel momento in cui la Soprintendenza ha avuto la certezza di poter rendere fruibile la Torre stessa attraverso una progettualità concreta. Questo ha reso possibile la messa in evidenza delle criticità architettoniche visibili sulla base delle attività previste dal nostro progetto, per poter aprire in sicurezza la Torre al pubblico. Lo stesso sarebbe accaduto se a vincere fosse stata un’altra associazione partecipante all’avviso pubblico.
Che prevedete di fare quando finiranno i lavori?
Già durante i lavori di restauro, ci siamo attivate per creare un database che raccoglie le associazioni culturali del territorio e le scuole del distretto del X municipio e non solo.
Pertanto, dopo l’inaugurazione, dove tutti saranno invitati a partecipare per la festa di apertura, le associazioni interessate verranno coinvolte in attività culturali, in accordo sempre con la Soprintendenza Speciale che ne ha la proprietà.
Nel frattempo, invieremo alle scuole i nostri progetti didattici dedicati alla torre e sarà possibile attivare progetti di alternanza scuola lavoro o Pon, che già abbiamo fatto con altre scuole.
Ci saranno poi le aperture concordate con la Soprintendenza che mano a mano invieremo tramite newsletter o comunicheremo sui nostri canali social e sito web.
Per visitare la torre si pagherà un biglietto si pagherà? Se sì, quanto all’ incirca?
La convenzione con la Soprintendenza è a titolo gratuito per la nostra associazione, tuttavia nel corso dell’anno di apertura della Torre dovremmo comunque affrontare delle spese per poter organizzare gli eventi previsti e soprattutto per la didattica pensata per i bambini. Pertanto, ogni mese ci saranno due aperture (a seconda del mese sono previsti poi altre aperture in base al calendario degli eventi istituzionali gratuiti del Ministero dei Beni Culturali): la prima apertura del mese prevede la visita guidata gratuita ma su prenotazione sul nostro sito web perché dovremmo contingentare l’entrata delle persone, anche per una questione di sicurezza, mentre la seconda apertura del mese prevede un laboratorio didattico per i bambini, in questo caso sarà richiesta una quota associativa annuale (di circa €10 a bambino, che andràversata una sola volta dopodiché i soci potranno partecipare gratuitamente a tutte le attività in programma durante le restanti aperture dell’anno). Questa quota andrà a coprire l’assicurazione del singolo bambino per partecipare alle nostre attività e l’acquisto dei materiali impiegati nei laboratori che via via realizzeremo.
Le altre aperture in programma durante gli eventi saranno sempre gratuite, ad eccezione dei laboratori.
Cosa pensate di fare per tutta la sporcizia che c’è intorno alla torre?
Insieme alla Soprintendenza, ci stiamo adoperando per attivare un’azione comune per parlare con il X Municipio affinché si possa attivare per ridurre la sporcizia intorno alla Torre.
Il Parco Pasolini è stato riaperto per il 45esimo anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini nel 2017, dopo essere stato distrutto l’anno prima da degli attivisti di destra.
Ora si può dire rinato perché è diventato un parco letterario dove si organizzano anche eventi. Nel parco sono presenti piccoli monumenti con incise dell frasi prese dalle poesie di Pasolini, il più importante è un monumento ideato da Mario Rosati è formato da un tronco in marmo travertino verticale che rappresenta la via spezzata con attorno due colombe che rappresentano la libertà. Questo parco è stato dedicato a Pier Paolo Pasolini che è stato un personaggio molto discusso nella storia italiana.
Pier Paolo Pasolini è stato un poeta, scrittore, regista, sceneggiatore, drammaturgo e giornalista italiano, considerato trai maggiori artisti e intellettuali del XX secolo. E’ stato un attento osservatore dei cambiamenti della società italiana del secondo dopoguerra sino alla metà degli anni settanta. Pasolini, essendo stato uno sceneggiatore scrisse molte opere e testi per il cinema tra cui La notte brava e Accattone.
Purtroppo è ricordato anche per la sua violenta morte , avvenuta proprio a Ostia . Il 2 Novembre 1975, Pasolini fu trovato morto sulla spiaggia dell’ Idroscalo. Si pensa fosse stato aggredito per mafia , estorsione e fascismo , ma in 43 anni non si è arrivati a nessuna concreta verità. Pasolini inoltre ebbe una vita complessa e piena di discriminazioni, visto che era portato ad avere pudore per la sua omosessualità.
Ancora oggi la sua figura continua a far discutere, infatti lo scorso sabato 2 novembre, alle 6:00 del mattino, proprio l’ora del ritrovamento del corpo, alcune persone di Ostia hanno voluto omaggiare il grande poeta e scrittore posizionando un busto con la sua faccia su una delle colonne all’ingresso di via del Mare. Il busto però è stato rimosso poche ore dopo dalla polizia municipale.
Si può dire che Pasolini sia tornato a Ostia anche se per poco. E anche che forse dà ancora fastidio a qualcuno.
Lo scorso 1 giugno circa 35 alunni del nostro Istituto, nell’ambito delle attività del PON M.A.S.T.R.O., hanno partecipato a una emozionante e divertente escursione in battello sul Tevere, accompagnati da alcune docenti e dai genitori. Obiettivo dell’esperienza, la condivisione, attraverso anche cartelloni e video, delle nozioni storico-artistico-culturali e ambientali sul territorio di Ostia apprese durante le lezioni svolte in classe.
“Tutti i partecipanti sono rimasti colpiti positivamente dell’attività, in particolare i genitori contenti di partecipare ad un momento didattico insieme ai loro figli”. Queste le parole della prof.ssa Diamente, Esperta del PON M.A.S.T.R.O. – modulo “Storia e Realtà”- che ha accompagnato gli studenti in questa piacevole gita che ha offerto ai ragazzi e alle loro famiglie la possibilità di approfondire la conoscenza del territorio con uno sguardo più attento rivolto al fiume eterno.
“Riproporrei tranquillamente l’attività ad altri ragazzi perché il territorio di Ostia presenta delle importanti potenzialità, a volte poco conosciute. Il fiume Tevere nel suo percorso verso la foce è ricco di storia bella e interessante da conoscere e se lo facciamo da una barca è più divertente”, ha affermato la prof.ssa Fiabane, Esperta del del PON M.A.S.T.R.O – modulo “Curiamo casa nostra” alla fine della nostra intervista.
Altri alunni della scuola sperano presto di provare le stesse emozioni dei ragazzi del PON M.A.S.T.R.O.
Aerial view of Old Ostia (Ostia Antica, Roman settlement), and the little village of Isola Sacra, in the Italian region of Lazio, very close to Rome. The Tevere river estuary.
Il progetto Regina ciclarum riguarda una bellissima e sicura pista ciclabile che da Roma porta fino al mare. 55 chilometri di tragitto in gran parte sterrato da Saxa Rubra a Ostia attraverso paesaggi spettacolari in cui vivono animali di diverse dimensioni.
Lungo la pista sono disposte palline metalliche che forniscono utili informazioni da e per la costa e raccontano la storia del progetto. Grazie anche all’impegno di tanti volontari il percorso viene periodicamente ripulito da erba e sporcizie varie, garantendo così ai suoi visitatori passeggiate davvero piacevoli.
Se fino a qualche anno fa la pista ciclabile del Tevere s’interrompeva all’altezza del Grande Raccordo Anulare, mentre su viale Cristoforo– in direzione Ostia – si avventuravano solamente i ciclisti più allenati, oggi finalmente gli amanti delle passeggiate nella natura hanno la loro Regina ciclarum .
Le piene del Tevere sono sempre state un problema per la città di Roma.
Secondo la leggenda sulla sua fondazione, il Tevere in piena trasportò la cesta di Romolo e Remo fino al punto in cui la lupa li trovò. Probabilmente il nome “Roma” deriva da Rumon, nome etrusco del Tevere, che vuol dire “città del fiume”.
Nella notte tra il 14 e il 15 Settembre del 1557, a Roma ci fu una grande alluvione. Il Tevere, che fino al XVI secolo attraversava Ostia Antica (Tevere Ostiense), saltò il suo meandro, lasciando un lago semi-lunare detto “fiume morto”. Roma venne sommersa dalle acque; a piazza San Pietro vi era circa un metro e mezzo d’acqua, mentre a Via di Ripetta la piena raggiunse i 18 metri, causando la morte di 3000 persone. La costa avanzò di circa 1750 metri e la dogana venne spostata dal Castello di Giulio II a Tor Boacciana.
L’unico ponte di Ostia: la Scafa
Uno dei ponti più importanti sul Tevere è il ponte della scafa, l’unico a collegare Ostia con Fiumicino
Questo ponte prende il suo nome dalla scafa, una barca senza fondo che veniva legata alle due sponde del fiume tramite dei paletti ed era usata nelle paludi per spostarsi da una sponda all’altra. Nel 1884 a Roma arrivarono i Ravennati che, tramite questa barca, erano trasportati da Fiumicino ad Ostia per fare la bonifica. La “chiatta” era guidata da un pescatore chiamato Caronte. Il luogo in cui oggi è situato questo ponte era nominato il passo di Caronte o il passo della scafa.
In realtà la prima scafa romana risale al 1700 e si trovava sulla fossa Traniarea (canale di Fiumicino). I soldati che venivano da Fiumicino dovevano prima attraversare il canale per poi poter arrivare a Civitavecchia, zona di interesse commerciale.
Mappa di Ostia durante la Seconda guerra mondiale .Cerchiati i rosso i luoghi distrutti dalle mine, Tor san Michele è scampata a questo destino
di Federico Pinto e Simona Sacchi
Nel 1943 Tor San Michele venne occupata dalle truppe tedesche che la utilizzarono come torre di avvistamento. Esse temevano lo sbarco delle forze Alleate sul litorale romano e nel corso della loro ritirata, fecero “terra bruciata” nel nostro territorio. Solo la Chiesa di Regina Pacis non subì lo scempio nemico. Non resistettero alla furia tedesca nemmeno il Pontile, spezzato in due tronconi, né altri edifici come la bellissima rotonda dello stabilimento Roma, la Torre del Collegio Nautico IV Novembre, le rotaie e la Stazione Ferroviaria nell’attuale piazza della Stazione Vecchia, la Torre antiaerea della Caserma Italia. Subirono danni ingenti anche l’idroscalo Carlo del Prete e diversi stabilimenti balneari. L’accesso dall’arenile verso l’entroterra venne ostacolato mediante la costruzione di sbarramenti in cemento.
I tedeschi, inoltre, si prepararono a respingere l’assalto nemico imbottendo di esplosivo gli scantinati delle abitazioni sul lungomare.
Le truppe tedesche presenti intorno a Roma erano costituiti dalle due divisioni che potevano contare su un totale di 25.033 uomini, 71 carri armati, 54 semoventi, 196 tra autoblindo e veicoli blindati, e 165 pezzi d’artiglieria. Oltre al personale in transito verso sud e un numero non elevato di effettivi del personale di polizia, erano presenti solo con due grandi unità, così inquadrate:
XI Corpo d’armata aviotrasportato (generale Kurt Student)
2ª Divisione Paracadutisti (generale Walter Barenthin), schierata nelle vicinanze dell’Aeroporto di Pratica di Mare. La divisione era stata aviotrasportata senza preavviso dalla Provenza immediatamente dopo il 25 luglio 1943 e aveva di fatto assunto il controllo dell’importante scalo aereo immediatamente a sud di Roma.
3ª Divisione Panzergrenadier (generale Fritz-Hubert Gräser), disposta a nord di Roma di fronte alla “Ariete II”, tra Orvieto e il Lago di Bolsena
Si trattava di una unità di recente ricostituzione (giugno 1943, dopo essere stata annientata a Stalingrado), ancora in fase di addestramento e con organici, dotazioni ed equipaggiamenti parzialmente incompleti.
A queste unità va aggiunto il personale di supporto e protezione del Comando tedesco per il Sud Italia del Feldmaresciallo Albert Kesselring sito in villa Torlonia a Frascati, che tuttavia era stato completamente distrutto in un pesante bombardamento aereo alleato eseguito dalle 12:00 alle 14:00 dell’8 settembre 1943 da parte di 130 B-17 statunitensi. Il bombardamento provocò la morte di circa 500 civili e 200 soldati tedeschi, e devastò la storica cittadina, ma lasciò illeso il comandante tedesco e gran parte del suo Stato maggiore.
di Nicole Greco, Deivy Lombardi, Gabriele Marra De Scisciolo e Francesco Cantarini
Aerial view of Old Ostia (Ostia Antica, Roman settlement), and the little village of Isola Sacra, in the Italian region of Lazio, very close to Rome. The Tevere river estuary.
“Tutto ciò che è qui c’è grazie agli abitanti, e se i lavori dello Stato venissero fatti con coscienza, certe cose non accadrebbero”, dice Enza Del Vecchio, personalità di spicco della comunità dell’Idroscalo riferendosi al pericolo inondazioni che incombe sulle case del quartiere.
Gli abitanti dell’ Idroscalo si ribellano alla paura del rischio idrogeologico e contestano le Istituzioni.
L’evento che ha reso “famoso” l’Idroscalo di Roma fu il tentato sgombero del 23 febbraio 2010, ma anche nei giorni scorsi la forte identità comunitaria dell’Idroscalo si è scontrata con l’amministrazione capitolina.
“L’Idroscalo è sempre stata una zona critica. Ci vorranno decenni per rispondere a tutte le loro domande riguardo alle loro richieste”, ha affermato la sindaca Virginia Raggi rivolgendosi agli abitanti dell’Idroscalo romano in occasione della sua visita per l’inaugurazione del Punto luce delle Arti Di Ostia.
A rafforzare quanto sostenuto dalla Raggi, l’intervento della sindaca del Municipio X, Giuliana Di Pillo, che dice: ‘ L’Idroscalo è e sarà per sempre una zona a rischio idrogeologico.”
Dura la reazione di alcune donne dell’Idroscalo che temono lo sgombero. All’arrivo della sindaca Raggi, le hanno più volte urlato “Vergogna!”